Il Nebbiolo 2 la vendetta

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Il NEBBIOLO 2 LA VENDETTA

Ebbene si,il vostro eroe enologico,cioè il sottoscritto, è tornato a sproloquiare di vini e altre inebrianti delizie,ma tranquilli, se ne sta per andare via di nuovo … Dopo sei mesi passati in Grecia a pasteggiare a grappa e birra quale potrebbe essere  il frutto della patria italica che mi è  mancato con più profondo struggimento? Ma naturalmente il vino, è quando dico vino non dico un succo d’uva qualunque, ma il divin Nebbiolo del Divin Birbante!

Infatti il mondo può pure sconquassarsi,il clima può andar fuor di sesto,i ghiacci artici possono sciogliersi, gli ulivi secolari posso essere abbattuti,l’economia può andare a ramengo, vecchie ideologie oscurantiste possono tornare a prendere il sopravvento, possono pure incombere l’olocausto nucleare e il blackout universale,   ma la dionisiaca bottega del Divin Birbante è sempre lì in Via Milano a Varese, con la sua pittoresca fauna di frequentatori, il suo cordiale oste Paolo e soprattutto il suo ottimo vino piemontese tra cui spicca, re rosso tra le bottiglie rosse, il regale e insuperabile Nebbiolo!

Un apocrifo del Dalai Lama (molto apocrifo) consiglia una meditazione serale quotidiana a base di Nebbiolo per distaccarsi dalle bruttezze del mondo e  per ricongiungersi alle proprie vite precedenti, fare saltare gli impianti precostituiti e  ritrovare la pace sensoriale, certo esistono anche  altre discipline tipo lo yoga che non richiedono tale investimento alcolico per trovare l’estasi,ma io da buon adepto iniziato agli  splendori della vite che dona vita  mi sono dedicato, in questi ultimi due mesi,  con fervida disciplina e grande concentrazione alle misteriche vie del Nebbiolo …

Passando attraverso la Pasqua sono convinto che la cosa che Cristo non perdonerà mai a Giuda non è tanto il fatto di averlo tradito, ma di non avergli nemmeno fatto finire il suo ultimo calice di Nebbiolo prima di consegnarlo alla sbirraglia romana e alla pretaglia farisaica … Il Nebbiolo è profondità, mistero, immersione nell’immensità, rosso come il tramonto ti proietta nel cielo infuocato in comunione con il fatale sanguinamento del giorno a favore delle nere dolcezze della notte,il Nebbiolo è pathos, epica, esplosione di lirismo nel centro delle taverne, melodia d’amore sotto stormi di pipistrelli e lune vampiresche …

I lettori avranno ormai capito che questa non è una recensione, ma un ode al Nebbiolo, rosso come il sole che scalda le ossa del viandante quando l’inverno si ritira ed egli può finalmente godersi il suo sonno all’aria aperta, libero e felice con le labbra dischiuse in un birbantesco sorriso macchiato di dolce nettare degli dei … O Nebbiolo, ti ho trascurato troppo a lungo e adesso subisco la tua vendetta, mi strappi lodi sperticate e deliranti incendiandomi le orecchie, infondendo le mie vene di vinosa poesia  che mi surriscalda il sangue … Caschi il mondo, caschi la terra, venga il vento a strapparmi via e a rimettermi su strade randagie di sperdute latitudini, ma prima lasciatemi finire il mio calice, lasciatemi dare un ultimo bacio al Nebbiolo!

Piatto d’accompagnamento consigliato: Spiedini al miele, peperonata, pasta e fasò, salsiccia polacca,involtini primavera, panini al fegato … Quello che vi pare, con il Nebbiolo va bene tutto e si abbina con i piatti della trattoria da Marzio, che è molto spesso aperta, ma in cui non è consigliabile presentarsi dopo le sette e permanere dopo le nove: il locale ha orari teutonicamente rigidi …

Disco d’accompagnamento consigliato: In queste sere mi piace sentire la musica della pioggia e del vento mentre sorseggio il mio Nebbiolone, ma se proprio volete un disco allora mettete su Black Peak di Xylouris White, il duo composto dal cantante e suonatore di lauto cretese Yorgos Xylouris (figlio del grande Psaradonis) e dal batterista australiano Jim White, musica potente che ti proietta oltre i muri a sorvolare le terre elleniche  e che ha attirato l’attenzione persino di Nick Cave …

Film d’accompagnamento consigliato: “Baise moi” è un film francese la cui visione non è consigliata ai benpensanti, un violento road movie in cui protagoniste sono due belle ragazze che hanno deciso di lasciare Parigi e di lasciare che la loro rabbia faccia esplodere ogni freno morale inibitore sulla loro strada verso il nulla: fumano e bevono a profusione, fanno sesso con chi capita, derubano e uccidono senza pietà chi ha la sventura di incontrarle, soprattutto se sono uomini. Da vittime di violenza sessuale sono diventate temibili carnefici. È un film senza redenzione né lieto fine che ritrae impietosamente  il disagio giovanile (soprattutto femminile) delle periferie parigini, tra l’altro con un ottima colonna sonora post punk.  Se sparatorie e scene di nudo non vi spaventano troppo allora è la visione adatta con un bel bicchiere di Nebbiolo.

Zibibbo

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LO ZIBIBBO

Dopo avere fatto l’incauta scelta di provare, attirato ahimè dal prezzo scontato, una bottiglia di Malvasia presa dagli scaffali del supermercato (non dico quale a scanso di complicazioni legali, ma vi do un indizio: il reparto surgelati è sempre vuoto e spettrale, tanto che mi è venuto il sospetto che vi sia un invisibile tunnel multidimensionale che trasporta le massaie inconsapevoli  in oscuri reami infestati da merluzzi assassini), un Malvasia dicevo che nonostante riporti la dicitura DOC possiede un inconfondibile aroma di zolfo con retrogusto di pipì di gatto moribondo che farebbe scappare a gambe levate il compianto Veronelli, ho deciso di rifarmi la bocca con uno dei gioielli enologici del Divin Birbante: il divin Zibibbo!

Questo Zibibbo è veramente oro liquido, se l’avido Re Mida lo avesse provato prima di esprimere lo stupido desiderio di trasformare tutto in oro con il suo tocco probabilmente si sarebbe salvato dall’inedia … profumato, forte, dolce al punto giusto, un nettare degli dei, un tesoro! Non è la prima volta che questo Zibibbo sfonda la porta di casa mia con tale arroganza, ma ogni volta la trance zibibbica era troppo forte perché riuscissi a scriverne mezza parola …

Ad esempio quando lo bevvi nella cena dell’ultima pasquetta: “Zibibb! Zibibb!” continuava a dire quella sera il mio amico Ferrari Marzio, l’oscuro, inquietante e sempre più cavernoso ex vinaio predecessore del Birbante, riuscendo a sovvertire non solo la tradizione che vuole la grigliata di pasquetta a mezzogiorno e non a cena (“a mezzogiorno non mangio”, grugnisce lui), ma anche quella che vuole lo Zibibbo bevuto dopo pasto: è riuscito a imporlo addirittura come aperitivo!

Dopo la cena sono andato a casa, intenzionato a fare una dettagliata relazione scritta delle incredibili proprietà psicotrope di questo Zibibbo, ma la mia testa ciondolava e l’unica parola che mi usciva sulla tastiera era uno sconclusionato “ZIBIBB!ZIBIBB!” ripetuto all’infinito come una scala verso il cielo … e anche adesso non c’è molto da dire se non BEVETELO OSTIA, una delizia del genere a soli 3.60 la bottiglia (uno Zibibbo di solito è difficile trovarlo a meno di dieci euro) la potete trovate solo dall’incorreggibile Divin Birbante, braccio destro di Dioniso e suo agente segreto in questa stoica città, oh yeah!

Piatto d’accompagnamento consigliato: Con questo Zibibbo  a mio parere ci andrebbero a nozze gli untissimi dolci ricolmi di miele della tradizione greca, tipo il Baklavà … ma andatelo a dire al Marzio che se lo beve come antipasto con l’insalata russa e le bruschette, eresia pura certo, ma che comunque alla prova del gusto non ne esce mica male, devo ammetterlo!

Disco d’accompagnamento consigliato: Chissà, forse ci godo a raccomandare dischi misconosciuti e forse qualcuno dirà “tel’ chi un altro radical chic” (talmente chic che vive nelle case popolari ex stalle dei signori Ponti con la fogna di sotto in eruzione perenne), ma a me questa raccolta degli Psychotic Tubuckles intitolata “Destroy Dull City” piace assai, garage rock sanguigno e furioso che rigurgita Motorhead , GBH e MC5  … per gli amanti del rock n’roll selvaggio e senza compromessi!

Film d’accompagnamento consigliato: Mah, in vena da cineforum ultraseri con tanto di lingua originale sottotitolata, popcorn ecosostenibile e dibattito con scazzottata finale  … che ne dite di un bel cartone animato della Disney, di quelli con Paperino contro Zio Paperone? Zio  Paperone, nuota pure nell’oro, ancora pochi mesi e saprai ,  quando tutti gli alberi del mondo saranno tagliati e tutte le bestie saranno estinte, che tutte le tue monete non saranno commestibili … lunga vita a Paperino, quack!

Steiger Scura

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STEIGER SCURA

Che bel tipo il Generale Estate, in questi giorni sta mostrando di saper essere un tiranno magnanimo soffiando un vento fresco che da un po’ di respiro  e rende le giornate meno ardue, il sole picchia meno, le donne a letto  non strillano più “Antò, fa caldo!” alla minima carezza (o almeno la calura non è più la scusa), il sudore non scorre più a ruscelli, ma la birra rimane comunque il più fedele compagno alcolico del momento, un nettare pieno di luce e mare in cui naufragare piacevolmente!

Voi direte “ma mio caro ragazzo, hai già parlato della birra Steiger!”, vero cari amici, ma non di quella scura! La Steiger nera è una birra particolare, con note dolci di caffè e caramello, simile a certe pinte scozzesi che baldi maschi in gonnellino a quadri  bevono a colazione innaffiandoci le uova al bacon e fantasticando di battaglie feroci in stile Braveheart combattute al suono delle cornamuse contro i vili oppressori britannici  … Azz, una birra slovacca non c’entra una mazza con la Scozia, ne convengo, ma che ci posso fare se questa spuma virile e tenebrosa  fa venire a galla nella mia testa ombre celtiche e druidiche, monoliti misteriosi in stile Stonehenge e tiri a freccette in pub uggiosi tra una sedia spaccata in testa e l’altra?

E dove trovare una birra così insolita nuotando nelle stantie acque varesine se non nel castello di prua del Divin Birbante? Come un galeone in bilico su mari  tempestosi il Birbante getta sempre un salvagente alla anime in preda ai flutti che non ne vogliono sapere di gazzosa, ma chiedono vino, birra e magari salame o formaggio, aggrappatevi alla fune e issatevi a bordo, il nostromo Paolo ha sempre un buon bicchiere e una buona bottiglia per i naviganti sperduti, e a prezzi più che buoni!

Piatto d’accompagnamento consigliato: Consiglio un fine piatto di Haute Cusine, una prelibatezza  da tronfi gourmet esigenti circondati da bicchieri di cristallo, cuochi dispotici, maitre azzimati, sommelier scondinzolanti e carte dei vini rilegate in pelle umana: Costine di maiale,  da mangiare rigorosamente con  le mani, azzannandole fino all’osso e ungendosi il più possibile … C’est bon, parbleu, c’est tres bon!

Disco d’accompagnamento consigliato: Non sono certo un grande fan degli U2, che anzi trovo piuttosto antipatici, ma riascoltare il loro vecchio disco Ruttle and Hum mi da una certa emozione, lì la voce di Bono ribolliva di pathos e sincera indignazione, non era ancora lo pseudo filantropo che sarebbe diventato poi, pronto a pontificare su tutto e a lanciare proclami mielosi  sulla fame nel mondo mentre se la fa con i miliardari tipo Bill Gates …  Passione, rabbia e stati alterati di coscienza, questo è tutto ciò che serve nel rock, non certo profeti dal cuore zuccheroso e  dal portafogli gonfio!

Film d’accompagnamento consigliato: Sarà l’estate, ma pur essendo un rapace cinefilo non sono molto in vena di film ultimamente, sedermi davanti allo schermo mi tedia, preferisco prendere la mia birra scura e sedermi in balcone, il cielo serale sa essere un cinema molto interessante a volte, proiezioni di galassie, costellazioni, satelliti, aerei, corpi luminosi che nuotano nel buio, chissà mai che non spunti un disco volante a dare una nota aliena alla pellicola della notte, o una stella cadente a reclamare i miei desideri e ad indicarmi la via con la sua coda fiammeggiante …

Birra Steiger

BIRRA STEIGER

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L’ estate è finalmente esplosa, ma che bello: sudore, zanzare e afa. Anche le ultime retroguardie, le più tenaci, del Generale Inverno, hanno gettato le armi e si sono date ad una fuga disordinata, le loro trincee sono diventate ormai buche vuote e il sole splende sovrano su i loro reticolati di filo spinato. Evviva, evviva! Peccato che però  il Generale Estate sembri essere tutt’altro che un liberatore, i vestiti si appiccicano alla pelle, la testa gira, i ventilatori sembrano dare ben poco sollievo dalla cappa di calore …

E allora? Beh, il maresciallo vino rosso è stato uno splendido alleato contro i brutali assalti del Generale Inverno, ma sembra impotente di fronte ai raggi incandescenti del Generale Estate, come resistere all’oppressione del nuovo  tiranno senza  che i nostri corpi perdano ogni residuo liquido fino a diventare pelle  secca attorno a ruscelli di sudore? Ma con la birra, perbacco, con la birra!

Si, per fortuna la mefistofelica cava del Divin Birbante si è ben attrezzata per l’estate torrida e non dispone solo di vino, ma  anche di una spina che spilla della fresca e dissetante birra slovacca, la birra Steiger! E qua non si parla di una birra qualsiasi: il birrificio Steiger è il più antico della Slovacchia, esistente fin dal 1473, venne inizialmente edificato nei pressi di una miniera d’oro e dissetò le gole riarse dal lavoro duro di innumerevoli minatori Slovacchi. Durante l’occupazione nazista il  direttore della Steiger, Jaroslav Raiman, venne ucciso e anche parecchi lavoratori dell’azienda finirono vittime della repressione, forse ai nazi non andava giù che qualcuno placasse la sete dei minatori e li tenesse su di giri facendogli surrealisticamente trascendere la loro condizione di schiavitù salariata … questo comunque non ha arginato  quel fiume di birra che scorre ancora fino  ai giorni nostri!

Una birra Steiger bevuta alle cinque del pomeriggio non da alla testa (si tratta comunque di birra leggera, sui 4.5 – 5 gradi), però rinfresca l’ugola e provoca miraggi meridiani, e penso alla Slovacchia … ma non ci sono mai stato in Slovacchia, ostia, e allora penso alla mia vecchia fiamma slovacca, di cui sono stato innamorato per parecchio tempo e da cui non sono mai stato ricambiato, ho girato disperato per le strade con una bottiglia in mano, ho frantumato finestre, mi sono addormentato ubriaco con le lacrime agli occhi, mentre lei mi guardava crudele e indifferente come la Vanità nella canzone di De Andrè:”Gli disse amor, se mi vuoi bene, tagliati dai polsi le quattro vene!”

Ma non sono vendicativo ne’ meschino, e quindi spero che quella ragazza slovacca che non ho mai più visto stia bene dovunque sia e che le stelle continuino a cadere sui suoi capelli dorati,  brindo a lei con questa spumosa birra della sua patria, e mi preparo a lasciare questa brutta città soffocata dall’afa e ad attraversare di nuovo il mare in cerca di un altro amore, fosse anche a nuoto!

Piatto d’accompagnamento consigliato: Un bello spaghetto marino affogato in un sugo di molluschi, gamberi, vongole o cozze, mangiato su un balcone con una qualche illusione di aria fresca intorno, ci sta proprio bene dopo la birra … ma tenete anche un bel vino rosso a portata di mano, non si sa mai!

Disco d’accompagnamento consigliato: Visto che parliamo di birra slovacca buttatevi su un disco di vecchia psichedelia cecoslovacca, un disco acidissimo dei Plastic People of the Universe, Egon’s Bondy Happy Hearts Club Banned, un disco proibito e censurato,di quando la musica rock era ancora una potenza pericolosa che portava alla galera … Musicisti di tutto il mondo, tornate ad accordare i vostri strumenti per piegare le sbarre, e non biecamente per far soldi!

Film d’accompagnamento consigliato: Film? Noooo … Spegnete il televisore, possibilmente a calci, ascoltate l’infuriare del  temporale estivo e leggetevi Il Carro Magico di Joe R.Lansdale, una storia di pistoleri razzisti, negri vendicatori, stregoni indiani, scimpanzé da lotta e tempeste maledette, molto più appassionante di qualsiasi cosa potete pescare dalla squallida programmazione televisiva!

Grignolino

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IL GRIGNOLINO

Mai dare per morto il Generale Inverno: non ho fatto in tempo a cantarne la disfatta che mi ritrovo la sua retroguardia ancora qua, a bombardare le linee della primavera con nuvoloni neri, lampi, tuoni, vento e secchiate d’acqua gelida … ma va bene così, lasciamo divertire un po’ questi soldatacci atmosferici mentre si ritirano, in fondo mi piacciono i temporali, con la loro furia improvvisa e il senso di elettrico mistero che si sprigiona da quei cupi rombi nel cielo!

Ora lasciamo pure perdere il meteo e dedichiamoci a cose più importanti, come ad esempio il vino, perché con la pioggia, il sole, le tempeste di sabbia dal Sahara o le esplosioni cosmiche da Zeta Reticuli un bicchiere comunque non guasta mai: che si beve in queste sere sospese tra il tepore di maggio e l’oscurità della vendicativa retroguardia dell’eterno generale? Direi una cosa a metà tra rosso invernale scalda sangue e rosatello rinfrescante, un succo d’uva che sia uno scontro tra stagioni, insomma, un bel Grignolino!

E dove lo andiamo a prendere questo Grignolino? All’Esselunga, al Famila, al Carrefour, al Tigros, all’autogrill, alla cantina dello zio Tom? Ma no, ostia, lo andiamo a prendere nella navicella di Dioniso, nel tempio della religione etilica, nella caverna degli antichi saggi sbevazzoni, nel covo del Divin Birbante!

Ho gustato questo ottimo Grignolino in un occasione molto particolare: a cena con un barbone. Infatti l’altra sera ero come al solito a casa dell’ex vinaio Marzio, personaggio che sa sorprenderti ogni tanto e mi ha sorpreso non poco quando l’ho visto rientrare nella sua abitazione portandosi appresso un clochard puro, con tanto di barba incolta e di profumo della pregiata qualità nota come  “eau de popò” … il barbun si chiamava Davide e, rifocillato da un ampio piatto di pasta al ragù e da una robusta dose di Grignolino, tra una bestemmia e l’altra ci ha raccontato un po’ di cose della vita di strada.

Alla fine il buon Davide se ne tornato a dormire in stazione, felice di essere stato trattato come una persona per una sera, e io me ne sono tornato a casa, con un bel magone e una bella dose di inquietudine pensando a lui che si risveglierà non su un letto come me, ma su un pezzo di cartone, con un tremito incontrollabile che potrà placare solo scolandosi il prima possibile un cartone del vinaccio più a buon mercato disponibile: il saggio Osho diceva che è un male trasformare la compassione per il mendicante in rabbia verso il ricco perché così si tramuta l’amore in odio, e forse non aveva tutti i torti, ma, caro Osho … tu in vita tua l’hai mai invitato un barbone a cena? O eri troppo impegnato a girare in mercedes per la tua “elevazione spirituale”? Io dico che un po’ di rabbia, un po’ di sana indignazione sociale, un po’ di amore che diventi un acuminata incazzatura che pungoli il sedere del potente non fanno mica male, anzi , se fossero sentimenti un po’ più diffusi sarebbero parecchio salutari in quest’epoca indifferente e grigia!

Ma il Davide invece non si arrabbia e se la ride nonostante tutto, e forse ha ragione lui, bisogna prendere quel che di buono c’è e fregarsene del resto, ho visto più vita in lui che in tanta gente che dorme al caldo e mangia tutti i giorni … dovremmo tutti quanti considerare ogni piatto di pasta come un epifania, ogni bicchiere di vino come un dono degli dei,  camminare sulle stelle, pescare sogni, vivere a passo di danza e smettere di lamentarci!

Piatto d’accompagnamento consigliato: Il gulash del Marzio è pura dinamite, bello denso di paprika piccante, perciò tenete pane e vino a portata di mano, perché le vostre fauci conosceranno i getti infuocati dei più temibili e leggendari draghi mai esistiti!

Disco d’accompagnamento consigliato: In vena di incazzatura apocalittica consiglio del buon metal, il best of dei Pantera con furiosi classici come Walk, This Love, Cowboys from Hell, Fuckin Hostile e la splendida Cemetery Gates, sparatelo a volume molto alto nelle cuffie e dite addio all’udito, oppure sparatelo senza cuffie e preparatevi ad una visitina dei carabinieri …

Libro d’accompagnamento consigliato: Per caso i film vi sembrano tutti porcherie e non trovate un libro che non vi faccia sbadigliare? Beh, cari amici, Enrico Lanzalone vi verrà in soccorso con il suo Squadra Demolizioni: tra tirannici elfi aristocratici, sovversivi folletti sottoproletari, demoni papponi, fatine mafiose, fuochi fatui spacciatori, rettili umanoidi trafficanti e rospi poliziotti parlanti la fantasmagorica e degradata metropoli “urban fantasy” di Bluren vi farà dimenticare l’esistenza stessa della noia … ma vi farà intristire parecchio quando arriverete all’ultima, fatale pagina del libro! Azz, Lanzalone, a quando il seguito? Sono impaziente di rituffarmi nel tuo magico mondo!

Bianco Siciliano

IL BIANCO SICILIANO

La Primavera è finalmente esplosa mandando a ramengo le truppe d’occupazione del Generale Inverno, un tripudio di colori, odori, calore, un sole sfavillante che promette già estate, la vita torna a fiorire, le piante svettano come se ridessero, le foglie tornano a tingersi di verde, e il perfido generale signore dei ghiacci e delle nevi non può fare altro che raccogliere la propria carcassa piena di fori di proiettile e togliere il disturbo, mentre borbotta malefico: “Ridete pure, buffoni servi della luce, e crogiolatevi al sole , ma state pur certi che tornerò, e la prossima volta sarò ancora più gelido e tetro!”

Non c’è dubbio che il Generale Inverno tornerà con i rinforzi e pianterà di nuovo le sue tende per un bel pezzo, ma per ora si è ritirato portandosi dietro la sua schiera di diluvi, bufere, inondazioni e pomeriggi bui, o almeno così credo fino a che una nuvola scura non mi segue e mi spruzza di pioggia, fino alle porte del saloon più selvaggio del west, la bottega di Dioniso, la patria del vino, insomma, il Divin Birbante!

Ci vuole un vino speciale per festeggiare la primavera e  la gioia di vivere, fuori tutto va bene, i fiori sbocciano, le allergie fioccano, le vesti delle donne si accorciano, le guerre infuriano,  e allora datemi un nettare, diamine, qualcosa che venga da qualche posto caldo, voglio bermi un liquido che abbia il sole dentro, ed ecco che salta dentro il mio bicchiere uno splendido, birbantescamente divino Bianco Siciliano!

Il Bianco Siciliano del Birbante ha un bel colore ambrato e un aroma che definirei “zibibato”, cioè vagamente liquoroso, è un vino forte sui 14 gradi che conserva tutto il calore della sua terra di provenienza e mi evoca scenari  molto siculi: l’onore dei briganti acquattati nelle montagne, il sapore di genuine olive, il bruciore di un peperoncino più incandescente della lava dell’Etna, il rosso sventolio delle bandiere dei lavoratori a Portella della Ginestra prima delle raffiche di lupara, le poesie dialettali di Ignazio Buttita recitate con cuore e con rabbia, il vecchio anarchico Gerardo Luigi Del Buono che davanti alla base Nato di Comiso tuona “la occupeeeremo la baase  e ci pianteeeeremo i melaaanzani, i pomidooori …”

È mai possibile che la Sicilia venga ricordata solo per la mafia, la Calabria solo per la ‘ndrangheta, la Campania solo per la camorra e la Sardegna solo per l’anonima sequestri? Parliamo di terre stupende, con genti ospitali, cibi genuini e vini eccezionali, com’è possibile che qua al nord ci abbiano inculcato il disprezzo per metà del nostro paese, la sua parte più bella e solare, quella dove le persone non pensano solo a sgobbare e a guadagnare, ma sanno anche godersi la vita con il poco che hanno? Buttiamo a mare gli stereotipi e riscopriamo le nostre terre, saremo così poi pronti a riscoprire il mondo intero!

Piatto d’accompagnamento consigliato: Procuratevi olive buone e  peperoncini forti, acchiappate una piovra e portatevela a casa di peso, gonfiatevi le tasche di prezzemolo e agguantate un bell’olio di oliva sudista forte forte: un delizioso piatto di spaghetti tentacolari sono la morte per questo Bianco Siciliano!

Disco d’accompagnamento consigliato: Ascoltate la voce ruvida e viscerale di Cesare Basile che canta “Tri nuvuli ju visti compariri”, e sprofondate con questa nenia ipnotica nella Sicilia arcaica, ribelle e popolare … altro che Corleone, Totò Riina e “baciamo le mani”!”

Film d’accompagnamento consigliato: A proposito di Sicilia e stereotipi buttatevi su un vecchio classico, “Mimì metallurgico ferito nell’onore”, alzate il calice e ridete, l’inverno è finito, cu’minchia!

Rosso Toscano

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IL ROSSO TOSCANO

La Pasqua è passata, direte voi, e pure la pasquetta,  macchè, dico io, c’è la Pasqua ortodossa!  Un tripudio di agnelli sgozzati, bottiglie stappate, petardi scoppiati, uova pitturate, solenni ‘mbriacate, e come evocare lo spirito della resurrezione con acqua o birra? No, perbacco,  ci vuole un vino rosso che più rosso non si può per evocare i fiumi di sangue sputati dal sovversivo redentore palestinese per mano della pretaglia farisaica e della soldataglia imperialista: ci vuole il Rosso Toscano del Divin Birbante!

Questo rosso è stato scovato con perfetto tempismo dal Birbante giusto in tempo per la settimana santa ortodossa e ha un gusto massiccio, pieno, sanguigno come doveva essere l’ultima coppa bevuta dal messia prima del bacio della spia e dell’irruzione delle unità antiterroriste romane nel suo covo, e allora mentre mi gusto questo toscanaccio con piglio pasquale lasciatemi dire una cosa: in fondo il Cristo mi è simpatico, siamo anche coetanei , entrambi dei 33enni  piuttosto anticonformisti e ribelli, il problema per me non è mica lui, ma piuttosto i cristiani che fanno tutto l’opposto di quello che lui predicava!

Un giorno il Paolo (il fariseo, non il vinaio birbantesco) venne “folgorato sulla via di Damasco”, certo, ai tempi quella via non veniva ancora bombardata come oggi e anziché da un missile si poteva venire folgorati da idee geniali, del tipo che il cristianesimo poteva diventare un business colossale e invece di perseguitarlo  conveniva appropriarsene facendone un culto di stato, e così sono nate le varie chiese cattolica,ortodossa, protestante e tutto quello che ne è conseguito: guerre, massacri, persecuzioni, soppressione della conoscenza, oscurantismo e sistemi dogmatici di asservimento che possono sopravvivere intatti per duemila anni e passa …

Detto questo capirete come io possa essere un filino diffidente nei confronti della religione, e perciò quando due anni fa in Grecia durante la sera del sabato santo venivo approcciato da gente che gridava “E’ RISORTO, E’ RISORTO!” in principio manifestavo  la stessa reazione che aveva avuto il buon Tommaso quando gli altri discepoli gli avevano riferito felici la buona novella: “Ragazzi, voi avete fumato troppe di quelle sigarette marroni provenienti dal Libano … L’E’ MORT, OSTIA, L’E’ MORT!”,  poi però la mia diffidenza da mangiapreti ha iniziato a vacillare, e con la complicità di bevute bibliche di vino, raki e altro ho iniziato a trovare commovente quello sfrenato spirito di gioia pasquale che qua ormai si è perso, in fondo non mi sembrava più espressione di istupidimento, ma di celebrazione della vita: se un giorno dovessi scoprire che la pasqua greca avesse radici pagane  legate a qualche culto della primavera e della fertilità non me ne stupirei affatto!

Il nichilismo dei nostri tempi, con tutto il suo corollario di piattezza dove niente più è sacro e ogni giorno è uguale all’altro, mi sembra una ben misera alternativa alla religiosità, e allora ben vengano le lunghe e lugubri  Vie Crucis, le solenni messe accompagnate da scoppi di bombette e persino di dinamite (non è raro in Grecia che la sera del sabato santo qualche barca venga caricata di esplosivo e fatta festosamente saltare in aria), i profondi canti dei monaci dalla lunga barba nera e i rigidi digiuni seguiti dal liberatorio fumo degli spiedi e da mangiate apocalittiche innaffiate da litri di vino … tutto questo è sicuramente meglio della teocrazia in cui siamo sprofondati oggi in occidente, la peggiore immaginabile, quella in cui sacerdoti della finanza in doppio petto sacrificano intere popolazioni con un colpo di mouse, senza batter ciglio: la tetra idolatria della banconota divinizzata!

Piatto d’accompagnamento consigliato: Ai palati fini consiglio la rituale zuppa di interiora che si mangia in Grecia, la Maghiritza, e che richiede  molto lavoro: estrarre gli intestini dell’agnello,  ripulirli accuratamente, tagliarli a pezzetti insieme alla verdura e lasciare cuocere il tutto in un pentolone per diverse ore. La Maghiritza di solito si mangia la mezzanotte del venerdì santo per  rompere il digiuno quaresimale,e quella  volta che  io e dei miei amici ci siamo presentati a questo serio rituale completamente ubriachi non ci abbiamo fatto una grande figura: l’oltraggio non era voluto ne’ ricercato, ma certo da buoni discepoli di Dioniso avevamo tenuto una veglia ben poco ortodossa!

Disco d’accompagnamento consigliato: Mettete su un bel disco di “dimotikà tragudia”, la classica musica greca da festa di paese accompagnata dal clarinetto, e dateci dentro con il Rosso Toscano, fatevi prendere dal pathos e ballate, ballate come matti: E’ RISORTO, OSTIA, E’ RISORTO!

Film d’accompagnamento consigliato: I film ispirati all’epopea del nazareno hanno tutti qualcosa in comune, il fatto di essere terribili e inguardabili, eccetto uno,  “L’ultima tentazione di Cristo”, tratto dall’omonimo romanzo di Nikos Kazantzakis messo all’indice sia dalla chiesa cattolica che da quella ortodossa. Qua si vede un messia ben diverso da quello che ci hanno inculcato, un umanissimo giovane falegname che non aveva nessuna voglia di finire inchiodato su una croce, ma che per amore del prossimo non si è tirato indietro di fronte alla morte e alla sofferenza, come tanti altri  rivoluzionari nel corso della Storia: splendida pellicola, con tanto di David Bowie nei panni di Ponzio Pilato!

Onda

L’ONDA

Onda su onda la barca affonda, il mare manca, la nostalgia monta, desidero sentirmi il sale marino sulla pelle, sentirne l’odore, sentire la sabbia che scotta, tuffarmi nudo nell’acqua fredda e sentire l’umanità che torna a fluire nel mio corpo, mi mancano i bagni notturni con le luci subacque del plancton, mi mancano le lunghe gambe della mia Penelope che spuntano dai flutti, mi mancano persino gli aculei dei ricci di mare che mi si piantano nei piedi e le meduse che sfiorano le mie parti intime (beh, quasi), e allora quando si tratta di immergermi  nella bottiglia di vino serale decido di tornare alle mie origini sarde e alle onde, con questo bell’ … Onda!

Il Divin Birbante ne ha azzeccata un’altra, e dopo il Cannonau  e il Vermentino ecco  che ha scovato dalla calda e impenetrabile terra di Sardegna un’altra delizia, un nettare che si merita appieno il suo nome suggestivo: l’Onda. Dopo un bicchiere di Vernaccia  e uno di quest’ Onda il galeone dentro la mia testa ha iniziato a oscillare pericolosamente, ho sentito la burrasca in arrivo, ma non ho potuto sottrarmi, e così dopo essere uscito nuotando dalla barca del Birbante sono naufragato nell’isola più alcolica del regno, ovvero la repubblica corsara domestica retta con duro polso enologico dal sulfureo capitano Ferrari Marzio!

Tradotto in italiano dal dionisiaco: sono andato a cena dal Marzio … e dopo un piatto di spaghetti alle vongole L’Onda ci ha rapiti, e abbiamo navigato fino all’una di notte negli abissi del rock progressivo e psichedelico, tra Banco del Mutuo Soccorso, PFM, Le Orme, In a Gadda da Vida, Woodstock, Deep Purple, Jethro Tull, Ivan Graziani eccetera, fino a che non sono approdato alla spiaggia di casa mia con la testa ormai trasformata in un bel brasato!

Quando mi sveglio il giorno dopo la prima cosa che faccio è strizzarmi bene  il cervello imbevuto di vino come una spugna, e la seconda controllare il volume della bottiglia: quale sorpresa nel scoprirla quasi intatta! Ma allora cosa abbiamo bevuto? Forse che Cristo in un impeto cristiano prepasquale sia risorto in anticipo per venire generosamente a rifornirmi nottetempo? Del resto il fricchettone di Nazareth è molto noto per queste simpatiche trovate, trasformare l’acqua in vino e simili, e ci credo che avesse parecchi discepoli, magari se avesse offerto una caraffa in più a Giuda non si sarebbe ritrovato in quel gran casino con la croce e tutto il resto …

E allora che fare, come disse il famoso populista pelato russo, quel leninista terribile di nome Lenin? Guardo L’Onda e gli chiedo consiglio: come il Vermentino anche questo rosso nuragico mi parla, e parla un sacco, il problema però è che parla in sardo, e non ci capisco una mazza!  Dopo un accurata ponderazione del problema prendo una risoluzione, “nel dubbio bevi”, e mi rituffo a capofitto nell’Onda …

Piatto d’accompagnamento consigliato: Mangiateci pure sopra la lasagna a 12 strati con panna e tonno, la bistecca di bisonte dal Canada, la carbonara alle zucchine con sei spicchi d’aglio, le pennette alla vodka e allo speck, le cavallette fritte, i serpenti a sonagli allo spiedo, il polipo crudo, il merluzzo lesso, le lumache vive,i tortellini in brodo di ragno, persino i bastoncini Findus, mangiateci su quello che volete … ma NON  le orrende polpette di tacchino che sono stato costretto a ingurgitare stasera! Azz! Mai più!

Disco d’accompagnamento consigliato: Se il minestrone psichedelico del Marzio non vi  garba vi consiglio un bel  disco da vino rosso, “Riportando tutto a casa” dei Modena City Ramblers, quando facevano ancora un poetico “combat folk” da balera e non le lagne politicamente corrette che si sono messi a fare dopo … ascoltatevi la loro Ninna Nanna prima di dormire, e cullatevi in rosse lacrime d’uva:  “e prego qualche dio dei viaggiatori, che tu abbia dei soldi in tasca da spendere stasera, e qualcuno nel letto per scaldare via l’inverno, e un angelo bianco seduto vicino alla finestra”. Ascoltatevi prima anche Ahmed l’ambulante: “quaranta notti al gelo sotto un portico deserto, ho venduto orologi alle stelle, Ashiva dea della notte vieni a coprirmi d’oro, ho braccialetti finti ed un anello per ogni mano, ma nessuna moglie … non sono morto al freddo delle vostre città, ma su una grande pira d’ebano, e la mia gente ha cantato e ballato per quaranta notti!”

Film d’accompagnamento consigliato: Ma che ne so … sparatevi Mediterraneo, con quei ben poco marziali  soldati italiani naufragati in Grecia che si dicono “ma a che serve combattere” e rimangono lì, perduti nel mare, finalmente liberi da ogni preoccupazione e responsabilità, liberi da duci, papi e re: “si sono dimenticati di noi, io voglio dimenticarmi di loro” … come mi ci ritrovo!

Cabernet

IL CABERNET

Reduce da un fine settimana non proprio all’insegna del divertimento, con tanto di madre anziana e dolorante tenuta in attesa al pronto soccorso per la bellezza di otto ore filate (grazie mille, sanità lombarda, sei veramente il fiore all’occhiello del paese!), ci vuole un vino speciale per ritemprarmi e tornare a credere nella naturale bontà dell’essere umano (per un paio d’ore, almeno), e per fortuna  il Divin Birbante nel frattempo ha fatto arrivare una mia vecchia conoscenza: il Cabernet.

Questo è un  Cabernet molto particolare, che  faceva arrivare ogni tanto anche il precedente vinaio di Via Milano, ovvero il gran visir dei vini sfusi  Ferrari Marzio,  pensavo di non riassaggiarlo mai più e invece rieccolo ora recuperato dal Birbante, degno successore del rude visir mantovano ormai in pensione  (“vino rosso non avrai il mio scalpo”era il suo motto, augh)  … Ogni sorso di questo Cabernet è una fucilata speziata, ti spara nel palato un bel gusto di pepe nero come  nemmeno il miglior vin brulè sa fare, certo non possiede la pienezza dei rossi piemontesi o sardi, ma riguadagna tutto in aroma e retrogusto  “psichedelici”.

È lecito parlare di psichedelia quando si parla di vini? Molti obietteranno che il vino è un prodotto della terra, una cosa da contadini che non si può accostare a una droga uscita da un laboratorio o da una serra sotterranea …  da fedelissimo adoratore di Bacco quale sono non posso che essere d’accordo, ma sostengo anche che un buon rosso bevuto nelle giuste quantità (cioè in massicce dosi, ascoltate i sani consigli dello zio Alessandro) può benissimo  avere un effetto  psichedelico: un viaggio nei ricordi, un tuffo nella fantasia, una nuvola purpurea che ti fa ridere, piangere, meditare, eccitare, cantare o startene in silenzio a guardare il buio e le stelle.

Esistono paesaggi invisibili a cui è molto arduo arrivare in condizioni di sobrietà, lo stile di vita che conduciamo non ci consente un accesso alla bellezza e ai misteri del cosmo, ma ci riduce alla mediocrità e alla mera sopravvivenza, forse la sobrietà non è nemmeno lo stato naturale del uomo, forse non siamo stati creati per essere dei bestioni sprofondati fin sopra al ginocchio nel letame della cosidetta “realtà”, ma siamo qui per ben altro: la fredda mente non è tutto, chi l’ha detto che sbattersi fuori da essa ogni tanto sia una cosa necessariamente negativa? Non sono i folli, i poeti, gli ubriachi che pianificano le guerre e i massacri, proprio no, ma semmai i razionali, gli stoici, le persone “responsabili” che “eseguono solamente gli ordini”: guardate l’esempio più ovvio, l’olocausto, non è mica stato frutto di una sbronza momentanea, ma di una pianificazione industriale, razionale, efficientemente tedesca!

Si dice “bacco, tabacco e venere riducono l’uomo in cenere”, beh, può darsi … allora datemi un po’ di venere e vedrete che bacco e tabacco me li dimenticherò, forse addirittura per dieci minuti!

Piatto d’accompagnamento consigliato: schiaffate dei funghi in padella con aglio, olio, curcuma, prezzemolo, basilico, pepe nero, peperoncino, limone,  feta e vino abbondante (anche con birra sono ottimi, fate voi), lasciate sciogliere la feta fino a farla diventare una salsa, magari con un po’ di panna o yogurt greco, scolate la pasta e mischiatela fino a che non diventa dello stesso colore dei funghi … et voilà, eccovi la pasta ai funghi dell’Alessandro, piccante come il sedere del demonio!

Disco d’accompagnamento consigliato:  A proposito di psichedelia non sto a raccomandarvi del vecchiume anni sessanta, ma semmai del vecchiume anni novanta: i Monster Magnet con Spine of God. Chitarroni metal distorti e rumorosi, amplificatori vecchio stile  tirati al massimo, voce furiosa e viscerale, ritmi sincopati e ipnotici: pronti alla partenza per l’iperspazio?

Film e libro d’accompagnamento consigliati: se vi va di leggere,  con  “Vere allucinazioni” di Terence McKenna vi tufferete nel cuore dell’Amazzonia tra funghi magici, fiumi oscuri, tribù ostili,bestie incredibili, comunicazioni telepatiche, mantidi pirata multidimensionali e dischi volanti … se invece non vi va di leggere e siete appena appena anglofoni andatevi a vedere il documentario sperimentale “True allucinations” (facilmente disponibile su YouTube) e sarà la stessa voce di McKenna, profonda, esilarante e commovente, a guidarvi in quell’bizzarro universo ben oltre i confini della realtà!

Vermentino

IL VERMENTINO

Dopo approfondite escursioni nei vini piemontesi torniamo ora  nella selvaggia Sardegna, e non si inquietino i sardi se mi esprimo in questi termini sulla  loro terra perché si tratta anche della mia terra: ho una buona dose di sangue iglesiente in corpo e il termine “selvaggio” per me non è affatto dispregiativo, ma anzi, sinonimo di libero, non omologato, radicato sul proprio territorio, ancorato a tradizioni millenarie che non ne vogliono sapere di farsi spazzare via dallo sporco vento del vile denaro, perciò parlerò ora di un vino sardo che più sardo non si può (a parte il Cannonau di cui abbiamo già parlato): il Vermentino.

Devo ammettere che la prima volta che ho assaggiato il Vermentino del Divin Birbante non mi ha fatto impazzire, ma al secondo assaggio a distanza di più di un mese l’ho  trovato molto, molto meglio: quando si tratta di vini bisogna capire che ci vuole anche pazienza, che alcuni di essi non vanno bevuti subito, ma bisogna dare loro il tempo di prendere il sapore giusto, perché il vino non dovrebbe essere solo una merce, ma un arte che andrebbe affinata con calma, e al diavolo la globalizzazione che dice “tutto subito” e ci ha fatto perdere il gusto delle cose fatte bene, senza fretta di venderle e lucrarci sopra …

Il Vermentino del Divin Birbante è dotato di una particolare combinazione di dolcezza e piacevole asprezza, con un retrogusto  misterioso che sa di antichi anfratti celati da costruzioni “archeospaziali”: questo nettare mi ha parlato e mi ha detto che lui era lì quando il popolo nuragico resisteva ai cartaginesi,ai romani e ai francesi, era lì anche quando resisteva all’occupazione piemontese e alla tirannia sabauda, ed è ancora lì ora che resiste alla servitù militare, alle basi dell’esercito italiano, alle basi della Nato, al plutonio dei sottomarini americani e ai rifiuti tossici delle aziende di “continente”, oltre che al turismo invadente e irrispettoso … Il Vermentino mi ha parlato e mi ha detto “non dimenticare le tue radici, non dimenticare i tuoi zii e i tuoi nonni, non dimenticare l’orgoglio dei briganti, porta alta la bandiera dei quattro mori che sventola nelle tue vene”, e io non posso fare altro che ascoltarlo e obbedirgli, perché questo vino fa parte di un intelligenza antichissima di fronte a cui non si può tapparsi le orecchie e fare finta di niente.

Investito da un ondata di sciamanismo enologico (e con il contenuto della bottiglia decisamente diminuito) ho chiesto al Vermentino da dove viene il popolo sardo, di cui sento di far parte anche se non metto piede in quell’isola da quando avevo dieci anni, e Il Vermentino mi ha risposto: il tuo popolo viene dalle stelle, proprio come gli indiani e gli aborigeni, e alle stelle ritornerà!

Piatto d’accompagnamento consigliato: Torno a riproporre, per l’orrore di tutti i benpensanti culinari, la Coratella, ma questa volta nella versione greca:il Kokoretzi!  Mentre in Saredegna le interiora dell’agnello vengono cotte in padella in Grecia invece si prendono il fegato, il cuore, il polmone eccetera, li si tagliano a pezzi, li si infilza sopra un  grosso ramo e li si fa arrostire piano piano, possibilmente su un bel fuoco all’aperto circondato da pietre alla maniera cretese. Un bel pezzo di Kokoretzi che si scioglie in bocca e un bel bicchiere di Vermentino, ah! Che lusso!

Disco d’accompagnamento consigliato: Probabilmente vi aspetterete che vi consigli un disco di musica sarda … e invece no!  Vi raccomando semmai  un disco psichedelico e strumentale srilankese, Khun Narin’s Electric Phin Ba. I Khun Narin vengono dallo Sri Lanka, proprio così, basta con la dominazione angloamericana sull’immaginario musicale del rock, scopriamo altre melodie da altri posti!

Libro d’accompagnamento consigliato: Ancora una volta quando si parla di libri tiro fuori il grande Joe Lansdale: questo scrittore sanguigno e ben poco intellettuale proveniente dal profondo Texas si è cimentato in ogni genere possibile, horror, poliziesco, avventura eccetera, sempre con una robusta dose di umorismo nero e critica sociale, e così fa anche in questo Paradise Sky, capolavoro western che fa ridere forte, piangere, arrabbiare, sognare, viaggiare fuori dalla propria stanza immobilizzata sotto la pioggia, e oltretutto offre una ricostruzione storica del Far West piuttosto diversa da quella a cui ci hanno assuefatto i film hollywoodiani: i cowboy e i pistoleri erano in larga parte non bianchi, ma neri e messicani che si scontravano non di rado con la stupidità di un mondo meschinamente razzista … Ricordatevelo la prossima volta che vedete un western di John Wayne, e cambiate canale!