Bianco Siciliano

IL BIANCO SICILIANO

La Primavera è finalmente esplosa mandando a ramengo le truppe d’occupazione del Generale Inverno, un tripudio di colori, odori, calore, un sole sfavillante che promette già estate, la vita torna a fiorire, le piante svettano come se ridessero, le foglie tornano a tingersi di verde, e il perfido generale signore dei ghiacci e delle nevi non può fare altro che raccogliere la propria carcassa piena di fori di proiettile e togliere il disturbo, mentre borbotta malefico: “Ridete pure, buffoni servi della luce, e crogiolatevi al sole , ma state pur certi che tornerò, e la prossima volta sarò ancora più gelido e tetro!”

Non c’è dubbio che il Generale Inverno tornerà con i rinforzi e pianterà di nuovo le sue tende per un bel pezzo, ma per ora si è ritirato portandosi dietro la sua schiera di diluvi, bufere, inondazioni e pomeriggi bui, o almeno così credo fino a che una nuvola scura non mi segue e mi spruzza di pioggia, fino alle porte del saloon più selvaggio del west, la bottega di Dioniso, la patria del vino, insomma, il Divin Birbante!

Ci vuole un vino speciale per festeggiare la primavera e  la gioia di vivere, fuori tutto va bene, i fiori sbocciano, le allergie fioccano, le vesti delle donne si accorciano, le guerre infuriano,  e allora datemi un nettare, diamine, qualcosa che venga da qualche posto caldo, voglio bermi un liquido che abbia il sole dentro, ed ecco che salta dentro il mio bicchiere uno splendido, birbantescamente divino Bianco Siciliano!

Il Bianco Siciliano del Birbante ha un bel colore ambrato e un aroma che definirei “zibibato”, cioè vagamente liquoroso, è un vino forte sui 14 gradi che conserva tutto il calore della sua terra di provenienza e mi evoca scenari  molto siculi: l’onore dei briganti acquattati nelle montagne, il sapore di genuine olive, il bruciore di un peperoncino più incandescente della lava dell’Etna, il rosso sventolio delle bandiere dei lavoratori a Portella della Ginestra prima delle raffiche di lupara, le poesie dialettali di Ignazio Buttita recitate con cuore e con rabbia, il vecchio anarchico Gerardo Luigi Del Buono che davanti alla base Nato di Comiso tuona “la occupeeeremo la baase  e ci pianteeeeremo i melaaanzani, i pomidooori …”

È mai possibile che la Sicilia venga ricordata solo per la mafia, la Calabria solo per la ‘ndrangheta, la Campania solo per la camorra e la Sardegna solo per l’anonima sequestri? Parliamo di terre stupende, con genti ospitali, cibi genuini e vini eccezionali, com’è possibile che qua al nord ci abbiano inculcato il disprezzo per metà del nostro paese, la sua parte più bella e solare, quella dove le persone non pensano solo a sgobbare e a guadagnare, ma sanno anche godersi la vita con il poco che hanno? Buttiamo a mare gli stereotipi e riscopriamo le nostre terre, saremo così poi pronti a riscoprire il mondo intero!

Piatto d’accompagnamento consigliato: Procuratevi olive buone e  peperoncini forti, acchiappate una piovra e portatevela a casa di peso, gonfiatevi le tasche di prezzemolo e agguantate un bell’olio di oliva sudista forte forte: un delizioso piatto di spaghetti tentacolari sono la morte per questo Bianco Siciliano!

Disco d’accompagnamento consigliato: Ascoltate la voce ruvida e viscerale di Cesare Basile che canta “Tri nuvuli ju visti compariri”, e sprofondate con questa nenia ipnotica nella Sicilia arcaica, ribelle e popolare … altro che Corleone, Totò Riina e “baciamo le mani”!”

Film d’accompagnamento consigliato: A proposito di Sicilia e stereotipi buttatevi su un vecchio classico, “Mimì metallurgico ferito nell’onore”, alzate il calice e ridete, l’inverno è finito, cu’minchia!

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