Rosso Toscano

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IL ROSSO TOSCANO

La Pasqua è passata, direte voi, e pure la pasquetta,  macchè, dico io, c’è la Pasqua ortodossa!  Un tripudio di agnelli sgozzati, bottiglie stappate, petardi scoppiati, uova pitturate, solenni ‘mbriacate, e come evocare lo spirito della resurrezione con acqua o birra? No, perbacco,  ci vuole un vino rosso che più rosso non si può per evocare i fiumi di sangue sputati dal sovversivo redentore palestinese per mano della pretaglia farisaica e della soldataglia imperialista: ci vuole il Rosso Toscano del Divin Birbante!

Questo rosso è stato scovato con perfetto tempismo dal Birbante giusto in tempo per la settimana santa ortodossa e ha un gusto massiccio, pieno, sanguigno come doveva essere l’ultima coppa bevuta dal messia prima del bacio della spia e dell’irruzione delle unità antiterroriste romane nel suo covo, e allora mentre mi gusto questo toscanaccio con piglio pasquale lasciatemi dire una cosa: in fondo il Cristo mi è simpatico, siamo anche coetanei , entrambi dei 33enni  piuttosto anticonformisti e ribelli, il problema per me non è mica lui, ma piuttosto i cristiani che fanno tutto l’opposto di quello che lui predicava!

Un giorno il Paolo (il fariseo, non il vinaio birbantesco) venne “folgorato sulla via di Damasco”, certo, ai tempi quella via non veniva ancora bombardata come oggi e anziché da un missile si poteva venire folgorati da idee geniali, del tipo che il cristianesimo poteva diventare un business colossale e invece di perseguitarlo  conveniva appropriarsene facendone un culto di stato, e così sono nate le varie chiese cattolica,ortodossa, protestante e tutto quello che ne è conseguito: guerre, massacri, persecuzioni, soppressione della conoscenza, oscurantismo e sistemi dogmatici di asservimento che possono sopravvivere intatti per duemila anni e passa …

Detto questo capirete come io possa essere un filino diffidente nei confronti della religione, e perciò quando due anni fa in Grecia durante la sera del sabato santo venivo approcciato da gente che gridava “E’ RISORTO, E’ RISORTO!” in principio manifestavo  la stessa reazione che aveva avuto il buon Tommaso quando gli altri discepoli gli avevano riferito felici la buona novella: “Ragazzi, voi avete fumato troppe di quelle sigarette marroni provenienti dal Libano … L’E’ MORT, OSTIA, L’E’ MORT!”,  poi però la mia diffidenza da mangiapreti ha iniziato a vacillare, e con la complicità di bevute bibliche di vino, raki e altro ho iniziato a trovare commovente quello sfrenato spirito di gioia pasquale che qua ormai si è perso, in fondo non mi sembrava più espressione di istupidimento, ma di celebrazione della vita: se un giorno dovessi scoprire che la pasqua greca avesse radici pagane  legate a qualche culto della primavera e della fertilità non me ne stupirei affatto!

Il nichilismo dei nostri tempi, con tutto il suo corollario di piattezza dove niente più è sacro e ogni giorno è uguale all’altro, mi sembra una ben misera alternativa alla religiosità, e allora ben vengano le lunghe e lugubri  Vie Crucis, le solenni messe accompagnate da scoppi di bombette e persino di dinamite (non è raro in Grecia che la sera del sabato santo qualche barca venga caricata di esplosivo e fatta festosamente saltare in aria), i profondi canti dei monaci dalla lunga barba nera e i rigidi digiuni seguiti dal liberatorio fumo degli spiedi e da mangiate apocalittiche innaffiate da litri di vino … tutto questo è sicuramente meglio della teocrazia in cui siamo sprofondati oggi in occidente, la peggiore immaginabile, quella in cui sacerdoti della finanza in doppio petto sacrificano intere popolazioni con un colpo di mouse, senza batter ciglio: la tetra idolatria della banconota divinizzata!

Piatto d’accompagnamento consigliato: Ai palati fini consiglio la rituale zuppa di interiora che si mangia in Grecia, la Maghiritza, e che richiede  molto lavoro: estrarre gli intestini dell’agnello,  ripulirli accuratamente, tagliarli a pezzetti insieme alla verdura e lasciare cuocere il tutto in un pentolone per diverse ore. La Maghiritza di solito si mangia la mezzanotte del venerdì santo per  rompere il digiuno quaresimale,e quella  volta che  io e dei miei amici ci siamo presentati a questo serio rituale completamente ubriachi non ci abbiamo fatto una grande figura: l’oltraggio non era voluto ne’ ricercato, ma certo da buoni discepoli di Dioniso avevamo tenuto una veglia ben poco ortodossa!

Disco d’accompagnamento consigliato: Mettete su un bel disco di “dimotikà tragudia”, la classica musica greca da festa di paese accompagnata dal clarinetto, e dateci dentro con il Rosso Toscano, fatevi prendere dal pathos e ballate, ballate come matti: E’ RISORTO, OSTIA, E’ RISORTO!

Film d’accompagnamento consigliato: I film ispirati all’epopea del nazareno hanno tutti qualcosa in comune, il fatto di essere terribili e inguardabili, eccetto uno,  “L’ultima tentazione di Cristo”, tratto dall’omonimo romanzo di Nikos Kazantzakis messo all’indice sia dalla chiesa cattolica che da quella ortodossa. Qua si vede un messia ben diverso da quello che ci hanno inculcato, un umanissimo giovane falegname che non aveva nessuna voglia di finire inchiodato su una croce, ma che per amore del prossimo non si è tirato indietro di fronte alla morte e alla sofferenza, come tanti altri  rivoluzionari nel corso della Storia: splendida pellicola, con tanto di David Bowie nei panni di Ponzio Pilato!

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