Dolcetto

In un grigio e piovoso sabato di Marzo, con la neve che si è ormai disciolta con grande disappunto dei miei scarponi che ci si erano già abituati, ci vuole proprio qualcosa per temprarsi in questo lungo e faticoso cammino verso la primavera, e dove trovarlo se non tra i magici nettari del Divin Birbante? Così ho deciso di tenermi a galla in quest’atmosfera cupa e uggiosa con un bel rosso che sarebbe in grado di addolcire anche le più aspre avversità: il birbantesco Dolcetto!

Il dolce profumo di questo Dolcetto è come un bacio con la lingua dato al proprio amore in un giorno di autunno, come l’ultimo bicchiere d’addio all’Irlanda, come una cerimonia a Dioniso, mi fa pensare a labirinti fauneschi, a canali di Amsterdam  e alle schiere eretiche di Fra Dolcino che affrontano i vili crociati … Se c’è una cosa di cui vado fiero è della mia fantasia: sono stanco marcio di vedere le persone a cui voglio bene condurre una vita misera in cui l’immaginazione e la gioia vengono sistematicamente soppresse, e mi infurio per loro!

Penso che un buon vino non debba servire solo a favorire il riso e l’oblio, ma anche la discussione e il pensiero critico, ad andare al di là della piatta quotidianità, a sognare, a volare fuori dai reami delle tristi necessità materiali, quindi lasciatemi divagare e sproloquiare un po’: vista la miseria dell’attuale situazione politica, sociale, ambientale ed economica a livello mondiale penso che l’unica soluzione sia una diserzione di massa da questa civiltà, mollare gli ormeggi, mollare tutti i propri comfort e le proprie certezze, abbandonare le città, tornare alla natura, disconnettersi, imparare a vivere con poco, ma bene, farsi il proprio orto e le proprie bestie per auto sussistenza, creare una “nazione indiana” totalmente indipendente dallo stato e dal suo controllo.

Certo, mica facile, l’abuso di tecnologia ci ha fatto diventare delle nullità: non siamo più capaci di far niente, di accendere un fuoco, di maneggiare un utensile, di coltivare un ortaggio, di allevare un animale, di riconoscere una pianta, e affoghiamo nelle nostre inutili comodità mangiando cibi insipidi e cancerogeni, respirando veleni senza neanche farci più caso. E allora qual è la strada giusta per uscire da questo tunnel in cui ci siamo stupidamente infilati? Non so cosa si dovrebbe fare,ma so cosa si dovrebbe NON fare: come diceva il compianto Terence McKenna NON CREDERE, NON SEGUIRE, NON CONSUMARE, NON GUARDARE, ed intendeva dire di NON credere a nessuna ideologia che ti voglia marchiare a fuoco come una bestia, NON seguire nessuna religione organizzata e nemmeno nessun messia,maestro o guru,NON consumare prodotti che non aggiungono nulla al tuo benessere, ma soddisfano solo un illusorio bisogno compulsivo di spendere soldi,NON guardare il televisore, il computer , lo smart phone o il tablet tutto il tempo, non passare ore e ore come una larva congelata davanti a uno schermo, ma riappropriati della tua vita!

Diversi bicchieri di questo Dolcetto mi fanno sognare una vita agreste semplice e meravigliosa, e chi dice che non si può? Non lasciamo che psichiatri e psicologi rubino i nostri sogni mettendoli dietro a teche di vetro da cui possiamo solo guardarli senza più toccarli, ma parliamone e magari tentiamo di realizzarli: non sono discorsi da ubriaconi, ma visioni dionisiache che non dovremmo mai mettere da parte quando ci svegliamo al mattino con la bottiglia vuota!Ricordiamoci ogni tanto che le persone sobrie e pragmatiche terra terra non hanno mai fatto la storia, mentre i sognatori come Alessandro Magno invece si, e al bando ogni prudenza!

Piatto d’accompagnamento consigliato:Che ne dite di due fusilli ubriachi con un semplice sugo pomodoro, cipolla, aglio, parmigiano, olive e capperi affogato nel vino rosso? Facilissimi da cucinare, ma perfetti con il Dolcetto!

Disco d’accompagnamento consigliato:Consiglio di muovere i piedi al ritmo del pianoforte di Paolo Conte, “ma i tuoi piedi, ta ta ta ta ra ta”, oppure con la chitarra del bluesman greco Pavlos Sidiropoulos!

Film d’accompagnamento consigliato: “Il Labirinto del Fauno” di Guillermo Del Toro è la perfetta rappresentazione della lotta tra le forze dell’immaginazione e quelle del grigiore imperante: il perfido ufficiale franchista del film incarna la repressione totale e l’’assassinio dei sogni, mentre la sua figliastra è il suo esatto opposto, il potere della fantasia e dell’innocenza che non può che simpatizzare istintivamente con i guerriglieri repubblicani nel bosco: il piano storico e il piano fantastico vengono sovrapposti magistralmente come non ho visto mai, tanto che al termine della pellicola avevo le lacrime agli occhi. Viva la rivoluzione … e le fiabe!

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